martedì, 15 gennaio 2008
Allora. Dovrei essere in ritardo di circa tre giorni ma non importa. Qualcuno mi stava aspettando?
Sì, fa girare le palle iniziare un post quello che potrebbe essere un incipit serio per un racconto non troppo serio (potrebbe dirlo il killer sentimentale verso la fine, una cosa del genere). Vabbé. Consumiamo e non pensiamo. SCRIVIAMO e non pensiamo troppo (che è meglio, dannati massimalismi). E soprattutto, no, non né un plurale papale né un io sdoppiato. Soltanto sonno.

Novità: ho una tesi! L'argomento saranno le superfici. Cosa voglia dire di preciso ancora non lo so. Credo sarà una cosa del tipo: cos'è una superficie? cosa la delimita? I bordi/margini fanno parte o meno della superficia stessa? sì? no? BOH.
Mi metterò a parlare di campi da tennis dove la palla è buona anche se pela la riga (=i lati appartengono alla superficie), di campi da basket in cui la palla sulla riga è fuori (= non appartengono) e di campi da calcio (linee appartenenti, goal solo quando la palla è tutta oltre) opposti a quella di pallavolo (la palla per essere buona deve stare tutta sopra).

Dev'essere anche periodo di ossessioni. Una laurea in filosofia da prendere prima del previsto per poi trasferirsi a Milano a far (matematica) sul serio. Ovviamente coi soldi che non ho. E di certo non sarà collaborando come giornalista che troverò i $$$ sufficienti. Ora che ho un conto PayPal potrei mettere uno spazio donate qua sotto. Se non fosse patetico oltre che comico. Uff! Perchè non mi metto a fare il lettore per la prima nuova casa editrice che qualcuno ha intenzione di fondare? Almeno ci sarebbe qualcosa di nuovo.

Uff. Nemmeno finire Antrim mi tira su. E non so che effetto mi faccia Lethem. E il minotauro non l'ha ancora finita la sua sigaretta. Uff! Perchè questo periodo così, che se anche rileggessi infinite jest o moody mi ritroverei depresso uguale? Brutto affare.

Ah, i libri in programma sono Buchi e altre superficialità di Varzi e Convention di Lewis. E poi tanti altri.
Che guaio! Già non riesco a chiudere ogni giorno con due righe (non intese in Kate Moss style). Figurarsi chiudere con due righe dotate di un qualche significato. Ioboh, non lo so. Dannata influenza?!?!
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categoria:buoni propositi, superfici, metodo difettoso
mercoledì, 09 gennaio 2008
Vediamo di rimetterci a far funzionare la baracca. C'è da scrivere una tesi sulle superfici, qualche racconto e rimettersi a suonare. Se mi metto a scrivere qui che faccio e che non faccio, a far proclami e programmi e poi smentite di programmi e proclami, forse mi rendo conto di cosa sto combinando. Tanto per cominciare, dov'ero io invece che qui a scrivere? Bah, forse a leggere questi. E poi a far tante altre cose, comunque:

Kant - Critica della ragion pura (oh yessss!)
Franzini - Verità dell'immagine
Lyotard - La condizione postmoderna
Husserl - La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale (titolo che richiede una laurea solo a pronunciarlo)
Barthelme - Biancaneve (l'uomo più citato e meno riconosciuto)
Blitris - La filosofia del Dr. House (è stato anche l'anno di House)
Colli - La nascita della filosofia
Hinske - La via kantiana al trascendentale (che?!?!)
Civita - Psicopatologia (una scienza?)
Fodor - La mente modulare (già, Jerry Scotti non ha inventao niente)
Legrenzi - Storia della psicologia
Kanitsa - Grammatica del vedere
Foer - Molto forte, incredibilmente vicino (bel libro problematico)
Dutt - Dialogando con Gadamer
Barthelme - Ritorna, dottor caligari (ah, l'essere coperto di pelo!)
Moody - Racconti di demonologia (è stato anche l'anno di Moody)
Sterling - La matrice spezzata (non è Gibson, purtroppo)
Nietzsche - La gaia scienza
Platone - Fedro
Platone - Simposio
Ferraris - Introduzione a Derrida
Mann - La morte a Venezia
McInerney - Le mille luci di New York (avrebbe anche potuto essere l'anno di Jay. Ci riproverà il 2008)
Sepulveda - Diario di un killer sentimentale
Miller - Una tortura deliziosa
Austin (John) - Senso e sensibilia
Handke - La donna mancina
Antrim - I cento fratelli
Schnitzler - Doppio sogno
Intervista con W. H. Auden
Fante - Chiedi alla polvere
Moody - The James Dean garage band
Moody - La più lucente corona degli angeli in cielo
Gibson - Monna Lisa cyberpunk
Kandinsky - Punto linea superficie
D'Ambrosio - Il museo dei pesci morti
Jackson - La melancolia del corpo
Di Francesco - Introduzione a Russell
Mariani - Introduzione a Frede
Origgi - Introduzione a Quine
Mathieu - Introduzione a Leibniz
Bianco - Introduzione a Gadamer
Du Sautoy - L'enigma dei numeri primi
Gibson - L'accademia dei sogni
Queneau - Icaro involato
Block (FL) - Angeli pericolosi
Diodato - Estetica del virtuale
Levy - Il virtuale
Smith (Ali) - Hotel world
Delueze - Lo strutturalismo
Eggers - La fame che abbiamo
Delueze - Logica della sensazione
Bernhard - Il nipote di Wittgenstein
Ellis (B. E.) - Meno di zero (altra mazzata!)
Whitehead - L'intuizionista
Lessing - Le prigioni che abbiamo dentro
London - Pronto soccorso per scrittori emergenti
Chatwin - Le vie dei canti
Yoshimoto - Honeymoon
Trabattoni - Le verità nascosta
Fabbrichesi - La freccia di Apollo
Nietzsche - La nascita della tragedia
Nietzsche - Scritti scui greci (si chiamava così?!?!)
Gaarder - La ragazza delle arance

Questi più o meno quelli effettivamente finiti e di cui è rimasta traccia.
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categoria:libri
lunedì, 25 giugno 2007
Esiodo doveva iniziare il suo poema con "In principio fu chuck norris", problemi di traslitterazione tra lo slang texano e il greco fecero sì che scrisse "In principio fu il CHaOS".
 
Chuck Norris è la classe delle classi che resiste al paradosso di Russell.
 
Nel 1987 Chuck Norris chiese a Lyotard di comporre un libro divulgativo per far conoscere la sua figura, dopo l'infausta composizione de "La condizione postmoderna". Fu allora che il teorico francese compose "Il postmoderno spiegato ai bambini". Interrogato dal sommo Chuck sul perchè di tale titolo rispose che il "Superuomo" era già stato usato come Sua parziale definizione e, non potendo nominare Chuck Norris in vano, ha optato per "postmoderno". Il fatto che Lyotard riuscì a vivere più di 10 anni dopo questo misfatto testimonia la benevolenza di Chuck Norris.
 
Chuck Norris conosce il sesso degli angeli. Per esperienza.
 
Tommaso è ancilla Chuck Norris.
 
L'imperativo categorico deve esperienza a Chuck Norris.
 
Chuck Norris può capire Derrida (!?!?!?!).
 
Chuck Norris si serve del Superuomo come stuzzicadenti.
 
Apollo e Dioniso sono maschere di Chuck Norris.
 
Wittgenstein scrisse la settima proposizione del Tractatus dopo aver ricevuto un calcio rotante da Chuck Norris che lo puniva per aver provato a sondare i misteri del Suo essere. Corollario: secondo una tradizione ermeneutica Chuck Norris sarebbe IL MISTICO.
 
Chuck Norris è il motivo delle aporie della teoria cantoria: solo Chuck può contare nell'infinito e nel transfinito.
 
Il mondo delle idee doveva essere un modo per adorare Chuck Norris.
 
Quando Chuck Norris vuole farsi del male, legge Nancy.
 
L'Ideografia di Chuck Norris non è che un inedito manoscritto degli scarabocchi di Chuck Norris ancora nella pancia della mamma.
 
Delueze si è suicidato perchè ha capito che non avrebbe mai potuto scrivere come Chuck Norris.
 
Chuck Norris è l'Essere e il Divenire, il ben rotondo sfero e il sinolo.
 
Chuck Norris può immergersi due volte nello stesso fiume, camminando sulle acque.
 
L'errore ontologico di Parmenide è stato quello di distinguere tre vie: esiste solo Chuck Norris.
 
Se dico "Pegaso non esiste" non dico niente. Quando Chuck Norris lo ho sussurrato a Quine, Quine è morto.
 
Chuck Norris ha dichiarato guerra a Polemos. Il combattimento non è nemmeno cominciato.
 
Dopo lo stupro intellettuale subito da Galileo, Chuck Norris, commosso da quell'ingenuo "eppur si move" ha deciso di fermare il Sole e far girare la Terra.
 
Quando Chuck Norris ha degli incubi, sulla Terra nascono teorie psicoanalitiche.
 
Pare che Sein und Zeit dovesse chiamarsi "Essere Chuck Norris", dal momento che Chuck era occupato, Heidegger intitolò il suo libro "Essere e Tempo".
 
Jacques Derrida ha decostruito il testo. Chuck Norris ha decostruito la testa di Jacque Derrida con un calcio rotante. In pieno viso.
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categoria:filosofia, humor, chuck norris
sabato, 12 maggio 2007

Sono una scheggia che corre impazzita, mi segue a stento il rumore dei miei pensieri, arrivare a casa, cazzo, mi servono una tavola e dei colori, sottofondo di musica – punish my heaven – per non far caso all’ambiente, penetrare nel dionisiaco, o nell’apollineo: insomma, mi serve un nuovo stato per assolvere il mio compito, qualcosa di diverso, e quel qualcosa è adesso – lo sento.

Comprimere la totalità, affrontare l’opera d’arte totale, ho poco tempo per farlo, devo arrivare, dove cazzo sono le chiavi? Porte di merda con quattro mandate, la prossima volta anche la combinazione già che ci siamo, no? alla faccia della sicurezza, fanno in tempo a farmi svenire tirandomi palline di carta nel tempo in cui io apro ‘sta roba, e poi la chiamano sicurezza… eccomi, casa!, in culo a quest’ansia da violenza imminente, ho vinto io!, sono tornato, ottimo: adesso via il giubbotto e al lavoro che ho poco tempo a disposizione, ma sì, lasciamolo pure per terra, tanto sono solo e ce ne vorrà prima che torni qualcuno – e poi, che mi disturbino pure, io non ho tempo per nessuno; ne ho poco, di tempo, io; il cd è partito, dai Stanne, urlalo cosa devo fare, lo so, lo so, punish my heaven!, già, ci stanno fustigando eccome su questa terra, i maledetti, tutte le volte che riusciamo a creare qualcosa di buono, tutte le volte che arriviamo in fondo e siamo contenti perché abbiamo ottenuto quello che volevamo, tutte le volte che pensi di poterti rilassare ed essere felice, già, anche tutte le volte in cui pensi di avere qualcun altro con cui costruire qualcosa insieme… e poi ci rimani, già, anche le persone cambiano, è ovvio; che ti neghino senza motivo però lo è un po’ meno, comunque questa volta farò tutto adesso, non ci sarà Dio a fulminarmi questa idea prima che la esprima; ecco, così, il repeat l’ho messo, ora devo solo alzare un po’ il volume, buono, giusto quanto basta per tonificare la mente e ci siamo: dipingere; poi troverò la musica, aggiusterò il colore e limerò alcuni pezzi con la spatola – sì sì, la tecnica so dove prenderla, il modello ce l’ho presente: mi son già disegnato le cordinate dove muovermi, ma voglio andare oltre, voglio che la mappa, lo schema solo ipotizzato, diventi realtà ed esprima la vita; sarà un cazzotto nello stomaco, ecco cosa devo fare, comprimere ancora di più – poi dopo la musica troverò le parole, da ultimo, perché questa energia va impiegata così, visivamente - angersynthesis – è questo il primo passo per l’esposizione totale, contro la tela.

[con qualcosa di simile a una dedica per le mie pazze piacentine]
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categoria:arte, scrittura
domenica, 04 marzo 2007
Questa pastiche citazionistico (divertitevi pure, io non ho contato quante ce ne sono) dovrebbe diventare un racconto abbastanza lungo o comunque parte della prossima "cosa che voglio scrivere". Le pretese sono poche, le spaziature e gli a capo molto discutibili così come l'inglese. Però, ecco, qualunque cosa ne venga detto saranno altre suggestioni utili... Se dovessi metterci un titolo sarebbe Eppure sentire (un nuovo senso senza te), ma questo è un altro par di maniche...

Once more i say goodbye to you,
for you, you are my blade and my rope
and all I wanted was you.

It's like all the things I hate revolves around me
so gimme to drink of the fluid that disintegrates
but I'll never forget, cause there's nothing to be forbidden.

Between this world and reality there's still your face I hope to see
to wash my eyes in the lake of your life (for you are my lethe)
learning all about my life just by looking through your eyes.

You conforted me from the top of my heart
to the bottom of my soul and took my pain away.
Now all hail the new flash and I've realized that
you punched my away, you punished my heaven.
I missed life but now I'm here and I want it back:
you can't keep me away, forever.
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categoria:arte, lyrics, scrittura
domenica, 21 gennaio 2007

Il racconto sta in "La fame che abbiamo" ultima cosa che del formidabile genio che Mondadori ha provato a "pubblicare" (le virgolette sono spia del fatto che è pieno di orroracci di battitura - godetivi pag 44 - e una o due vole la voglia di vedere l'originale m'è venuta...).

Non dico che mi abbia sconvolto, ma c'è un discorso da farci su una cosa del genere, anche perchè ultimamente sono particolarmente pigro e impedito per scrivere; come se l'unica cosa che potessi fare fosse scrivere, appunti, degli appunti. Ora, a cose del genere ci sono abituato perchè le fa anche Wallace (cos'altro sarebbero le brevi interviste?) o anche lo zio Borges dice di essere pigro per scrivere dei racconti interi e che si limita a scrivere dei riassunti o immaginare degli elementi da cui poi qualcuno potrebbe scrivere un racconto intero... e poi chi era, Perec? no, forse Jarry? comunque un tizio, forse francesce, che ha scritto titolo della commedia, degli atti e i nomi dei personaggi e poi a lasciato un po' di pagine bianche per la serie "fate vobis"?

Fatto sta che, storiografia dei racconti per appunti a parte, questi racconti-schema, questo divenire aperto letterariamente funziona. Si capisce, l'essenziale è lì e volendo si può prendere il racconto di Eggers come traccia per cavarne fuori un racconto lungo o un romanzo e, a essere ancora più bravi, più romanzi in vari stili: una mattonata ottocentesca ipernarrativa, un megaflusso di coscienza di quest'uomo morente Woolf-style o qualcosa di minimalista... Insomma: pane per i generatori di storie!

Il punto è proprio questo: da un racconto-schema puoi far esplodere tutti gli sviluppi che ti pare ma se fai il contario ti accorgi che tutto può essere formato in forma-Eggers e dei suoi appunti. Forse è vero che i classici stanno in uno slogan: la Divina Commedia? Dante turismo spa - viaggi nell'altromondo; On the road? L'importante è andare, chiedersi dove è una perdita di tempo; I promessi sposi? La Provvidenza il matrimonio lo fa lo stesso, ma non risolve niente etc etc...

Che ne viene fuori? Forse che la trama, se fai letteratura, conta meno di un cazzo (sempre Eggers scrive in un altro racconto qualcosa tipo "Il surf non è meno interessante della gente") e spetta alla parte fenomenologicamente invisibile della letteratura distinguere uno scrittore da un paroliere. Questo invisibile si chiama "stile" e tutto quello che ne deriva come "ritmo", "periodare" etc etc... Che sia un invisibile che in qualche modo si vede è sicuro: parliamo di stili diversi e - l'ho detto anche io sopra - lo stile può essere imitato, il problema è che provi a chiederti cos'è e ci resti come se il Socrate di turno t'avesse chiesto cos'è la giustizia. Forse una trama perfetta interessa solo a un bestselleromane, chi scrive ha altri problemi più rilevanti.

Comunque, che si possa fare letteratura con quelli che dovrebbero essere appunti per della letteratura, è una cosa che mi ha sconvolto non poco. Chissà se qualche derridomane-delueziano ha qualcosa di più da dirmi su una cosa del genere.

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categoria:libri, eggers
lunedì, 01 gennaio 2007

Letture 2006 (probabilmente per difetto)

 

Solo per caso; J. Reali

Leggere, scrivere, disobbedire; S. Benni

La fine della strada; J. Barth

Trattato di ateologia; M. Onfray

Madre coraggio; B. Brecht

La tavola fiamminga; A. P. Reverte

Intervista a Rick Moody

Intervista a Calvino

Intervista a Henry Miller

Una giornata di Ivan Denisovic; Solzenicin

Madame Bovary; Flaubert

Intervista a Borges

Intervista a Brodskj

Dov’eri tu quando le stelle del mattino giovano in coro?; C. Raimo

Atti osceni pratiche innominabili; D. Barthelme

Intervista a Kundera

Intervista a T. S. Eliot

Orso contro squalo; C. Bachelder

I testamenti traditi; M. Kundera

Intervista a Truman Capote

Intervista a Allen Ginsberg

Intervista a Burroughs

Intervista a Kerouac

Monografia su Malevic

L’insostenibile leggerezza dell’essere; M. Kundera

On the road; J. Kerouac

Uno, nessuno e centomila; L. Pirandello

Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita; G. C. Giacobbe

Cattedrale; R. Carver

Una cosa divertente che non farò mai più; DFW

Questa storia; A. Baricco

Sorvegliato dai fantasmi; G. Dadati

L’opera galleggiante; J. Barth

Monografia su Mirò

Monografia su Klee

Verso occidente l’impero dirige il suo corse; DFW

Post Office; C. Bukowski

Best Off 2006

La bussola d’oro: P. Pullman

Il libro del riso e dell’oblio; M. Kundera

Amnesia Moon; J. Lethem

L’arte del romazo; M. Kundera

Mosca più balena; V. Parrella

Manuale per ragazze di successo; P. Cognetti

Niente trucchi; R. Carver

L’oca al passo; Tabucchi

La lama sottile; P. Pullman

Brevi interviste con uomini schifosi; DFW

Discorso sul metodo; Cartesio

Sei lezioni sulla storia; E. H. Carr

Prolegomeni ad ogni futura metafisica che intenda presentarsi come scienza; Kant

Inferno; Dante

Purgatorio; Dante

Paradiso; Dante

Brevissima introduzione alla filosofia; Nagel

Il rap spiegato ai bianchi; Costello-DFW

Storia medievale; Comba

La riforma protestante; Baiton

La filosofia come scienza rigorosa; Husserl

Che fai tu luna in ciel?; Cudini

I re taumaturghi; Bloch

Scritti; Schiele

La sicurezza degli oggetti; A. M. Homes

Nessuno scrive al colonnello; G. G. Marquez

Il cannocchiale d’ambra; P. Pullman

La pittura concreta di Kandisnkj; Kojeve

Fight Club; Palanik

Il cavaliere azzurro; Kandiskj/Merc

Flatlandia; Abbott

Le vergini suicide; Eugenides

Tsugumi; B. Yoshimoto

Monografia su Chagall

L’occhio e lo spirito; M. Merlau-Ponty

Storia della filosofia antica; Trabattoni

Monografia su Cezanne

L’arte dissente; Winterson

Diario di una scrittrice; Woolf

2005 dopo Cristo; Babette Factory

Under 18

L’idea della fenomenologia; Husserl

La retorica; Reboul

Conoscerete la nostra velocità; D. Eggers

Materiali per lo studio dei linguaggi artificiali

Monografia su Bacon

Neuromante; Gibson

Filottete; Sofocle

Laocoonte; Lessing

Prolegomeni a un’ontologia scientifica; Roberto

I Barbari; Baricco

Scrivere è un tic; Piccolo

Giro di vite contro gli hacker; Sterling

L’occhio e l’orecchio; Dufrenne

Lezioni sulla sintesi passiva; Husserl

Il generatore di storie; Vasset

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categoria:libri
sabato, 30 dicembre 2006

Ho finito, almeno in teoria.

I racconti sono 11 e, in un modo o nell'altro, sono collegati e come cornice e come tematica, il che implica che disporli non sarà semplice: fortuna che so dove arrivare, ma disporre gli altri 9 sarà dura. Poi c'è anche da stabilire chi racconta cosa e che dipinto si ispira, con cinque personaggi fanno due racconti a testa con il primo a far da introduzione a tutti gli altri.

Uff! Non so sono più le differenze o le somiglianze: qualcosa è molto minimal o precisionista, altro rarefatto e sperimentale, dal paranoico-teorico al puramente narrativo (entro i miei limiti del narrare senza tirare in ballo concetti in modo più o meno esplicito e pesante...) per arrivare a qualche esperimento fantasy (?!?!) o mimetici... Solo che i temi si richiamano: descrizioni di attimi, presagi, desiderio di viaggio e novità, bisogno di comunione piena, scoperta di "altro", inquietudini (suicidio), necessità di comprendere Vs incapacità a spiegare razionalmente, semplice meraviglia...

O almeno, questo è quanto si è sedimentato nella mia testolina pensando a quei racconti, ancora devo rileggerli tutti e affrontare il problema della lingua, fare in modo che tutto funzioni, evitare il superfluo e il rischio dell'autocompiacimento (se una frase ti piace ma non si giustifica in quello che stai dicendo taglia e, se proprio ci credi, riprendila e costruiscici attorno un racconto, ma non si può sputtanare tutto per tenere un buon aforisma) e cose del genere. Sarà durissima. E soprattutto non è un buon momento....

Quanto un eccesso di filosofia può influire sulla scrittura? Più di quanto pensassi, purtroppo. Se da un lato per l'abitudine a periodi impossibili e concetti astrusi riesco a capire meglio quando qualcosa non va (ultimamente rileggendo taglio molto di più di quanto non avessi mai fatto) dall'altro c'è una vaga sensazione di staccarmi ancora di più dal "letterario", da una "genuinità" e "freschezza" (qualunque cosa voglia dire) che non si raggiunge certo leggendo Husserl. Ho un profondo bisogno di Carver e di gettarmi in qualche romanzo vero (Celine? Faulkner?) oppure tornare a scritture più dinamiche e creative tipo Wallace. Sento che c'è il rischio di scrivere qualcosa che nasce già "vecchio", "out", quasi inautentico.

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categoria:arte, scrittura
domenica, 09 luglio 2006

DavidFosterWallacianicismo a parte, parte di questo post è dedicato soprattutto a Martina Testa.

Non solo ha la mia adorazione per tutto quello che del signore che quando firma usa tre lettere ha tradotto; non solo perchè al salone del libro mi ha sopportato senza ammazzarmi e facendomi attingere anche al suo cibo (lode agli inventori dei Camogli!); non solo per tutto quello che ha tradotto/traduce e fa a minimum fax. L'atto per cui finisce sul piedistallo dei miei idoli (ti va se ti metto in mezzo, tra Roger "Il Tennis" Federer e David?) è quello che ha fatto dopo esser stata a Capri a fare l'interprete per il signore delle aragoste e della bandana...

Allora, il nostro era a Capri (per la prima volta in Italia) a chiudere la rassegna delle Conversazioni che, tra gli altri, ha visto da quelle parti la Smith, Eugenides, Franzen e Englander (l'unico di cui non so assolutamente niente). E ovviamente Martina era lì a fare da interprete. Io dovevo esserci non fosse che la maturità ci si è messa di mezzo e per uscire con un voto degno di tal nome mi toccò restarmene a casa a (far finta di) studiare. Quindi niente David.

Ma le vie di Martina sono infinite. Dopo che l'Italia passa in finale io torno a casa e mi connetto, dal forum c'è un messaggio da parte di Martina Testa. Wow! Parla di un messaggio che non mi è mai arrivato (dannata telefonia!) e chiede il mio indirizzo per mandarmi "un souvenir da Capri". Fremo e faccio subito quanto detto.

Due giorni dopo mi arriva una raccomandata (addirittura) da Martina Testa e dentro trovo il libretto con le conversazioni, cioè gli interventi che i magnifici cinque hanno letto. In più un biglietto "Vedi pag 72. Baci Martina." A pag. 72 c'è l'intervento di sua Maestà tradotto da colei che adoro. E una dedica.

For Guglielmo - You were right to stay and study - Best of luck with your exams and you writing career. DFW."

Come dire: a questo punto non ho scuse. O scrivo o finisco a seppellirmi la testa con le mani. Quindi tra un po' sono in Irlanda e so cosa fare. E, per dirla con Mondo Marcio, non c'è alcuna via d'uscita. Adesso tocca solo a me. (Poi i reader ne pagheranno le conseguenze... Ma quanto bene gli voglio a questi poveretti? Vabbè, anche per loro ci sarà un post, prima o poi...).

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categoria:arte, scrittura, wallace, martina testa
martedì, 30 maggio 2006

Chiedo scusa se questo post verrà scritto in modo meno affrettata e analitica di quello su wallace è che ora non ho un articolo pieno di spunti come quello di Garufi (che, ok lo ammetto, appena l'ho letto mi ha fatto saltare sulla sedia) con cui confrontarmi. Visto che però ho chiamato Baricco in causa più volte, sarà il caso che scriva qualcosa su di lui come si deve, no?

La prima premessa è che mi son reso conto di aver letto praticamente tutto di Baricco e la seconda dice che, quando lo leggo (specie i primi libri letti: Oceano Mare, City, Castelli di rabbia e Seta) mi piace, mi prende, mi coinvolge. Il problema è che dopo Questa Storia quando ripenso ai suoi libri non posso non notare un eccesso di costruzione, di volontà di appagare il lettore... Garufi forse parlerebbe di eccesso di intelligenza e di consapevolezza e sta volta sono d'accordo con lui.

Sarà il caso che precisi: Oceano Mare e City per me resteranno dei libri notevoli... un po' per come sono scritti, un po' per quello che son riuscito a condividere con quei libri (lo so che criticamente il fatto che io ci abbia conosciuto delle persone con questi libri conta poco, ma umanamente non mi sembra cosa da poco) e un po' perchè affermare il contrario sarebbe negare l'evidenza, l'impatto che quei libri hanno "storicamente" (si può dire?) avuto sul sottoscritto. Con Questa Storia invece è iniziata la crisi.

Cioè, già da prima ero d'accordo che Baricco è quasi troppo perfetto che puoi considerarlo freddo (Seta, dicono) o che comunque abbia la tendenza a derivare i suoi libri dal titolo come un esercizio di bella scrittura e forse anche di marketing. Non mi importava, non mi importa finchè riesce a comunicarmi qualcosa a rivelarsi scrittore e non compilatore di parole, finchè non vuole dissimulare troppo il fatto che ti sta appagando e che ha pensato tutto per appagarti...

...per metterci di mezzo DFW (nova, eh?). Questa Storia ha molti aspetti della Crociera Sette Notti ai Caraibi descritta in "Una cosa divertente che non farò mai più". Non c'è riga che non sia lì per accontentarti, che non sia evocativa, rassicurante, suggestiva (tutta la parte di Caporetto come rivoluzione di paradigma in senso geomtrico... devo forse pensare a Kuhn?). Solo che la cosa viene mascherata dietro una trama non così scontata - fatta di rotture, scompensi, ellissi; tenuta in piedi solo dall'operosità sognante di Ultimo Parri - e una scrittura che può fare della lista della spesa qualcosa che ti fa piacere leggere.

Qui ritorna l'intelligenza. Baricco sembra svenarsi per raccontare una storia che piaccia a tutti: a chi vuole un buon racconto, a chi vuole emozioni, a chi vuole una trama "sperimentale", a chi vuole una scrittura consapevole e variegata... Solo che non può raggiungere la migliore naturalezza possibile, la spontaneità. Quello che Baricco imbandisce - fin dalla spettacolare ouverture - è uno splendido pranzo, una bistecca succulenta... Però poi, dopo che hai finito il libro, che te lo sei goduto e che pensi un po' a quello che hai letto, beh, ti accorgi che hai mangiato una bistecca con le posate di plastica; da Mc Donald's.

Nonostante il libro mi sia piaciuto e che vi abbia trovato un bel po' di belle immagini e di scritura da prender come modello, ecco, questa consapevolezza di appare non mi piace. Il discorso è diverso da Wallace: DFW è consapevole di non poter fare quello che fa Baricco, di non poter raccontare Questa Storia come se fosse epica, e basta. Si è nutrito di iperconsapevoli e di metafiction (l'opposto di Baricco che è consapevole sì che una storia è una finzione, ma fa di tutto per renderla naturale, reale, vera, plausibile, appagante) e arriva alla mietifiction (uso consapevole della metafiction per raggiungere il bersaglio vero e evitare il Guarda mamma senza mani!). La sua intelligenza è scomoda per il lettore. Disturbante, quasi. Sono gli interventi metaletterari, le autocritiche, i periodoni infiniti, le paranoie sue e l'insistenza su quelle dei suoi personaggi (vedi La persona depressa e in generale tutte le Brevi interviste). Per questo non mi da fastidio. DFW esagererà forse a farmi vedere quanto è bravo, ma non vuole soddisfarmi a tutti i costi, non è Mc Donald's. O se lo è un Mac straniante dove per avere le patatine devo risolvere un integrale e per il big mac calcolare la distanza tra una retta e un dodecagono affinchè il volume di rotazione sia minimo...

Quindi, ecco, sarà un periodo ribelle ma non mi piace essere così viziato e appagato da chi scrive ed ecco quuindi perchè mi sto mettendo a rivedere il "mio" Baricco. Probabile che leggo Cioran e Celine e anche DFW fa la stessa fine... Comunque, beh, restano tutti e due fondamentali (per me come lettore, per storia della letteratura non so). In attesa di poter dire altro e sperando di non aver offeso nessuno.

P.s: sì, è un po' come uccidere Babbo Natale, lo so.

P.p.s: in tutto questo ho scoperto che i Barnum mi entusiasmano tantissimo. Mi piace quel modo di scrivere i saggi così narrativi e lateralthinkingosi.

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categoria:arte, baricco, scrittura, wallace